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Foligno-Ancona

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Nocera umbra
Nocera umbra

Domenica 20 marzo, bel tempo. Treno regionale veloce delle 8,07 a Tiburtina.

 

Alle biglietterie incontriamo amici cicloturisti che vanno ad Assisi, noi a Foligno per provare le tappe 5-6-7 della Transappenninica.

Poco prima delle 10 scendiamo a Foligno e andiamo a vedere la piazza del duomo (un buon caffè con focaccia nel bel bar adiacente la chiesa), poi cerchiamo e troviamo l’Ostello di Foligno, possibile punto di pernotto, in un bel palazzotto seicentesco (palazzo Pierantoni).

Poche centinaia di metri e si è già fuori dalla cittadina, …questo, come sempre, ci colpisce molto!

Imbrocchiamo la Flaminia vecchia, poco traffico, asfalto quasi decente, sali e scendi per piccole frazioni costeggiando la ferrovia che punta a nord verso Gubbio.

Dopo una ventina di minuti, per cercare di evitare la Flaminia nuova (in assetto superstrada) prendiamo una sterrata che però si rivela del tutto inefficace…torniamo quindi indietro ed entriamo da uno svincolo nella strada veloce.

Per fortuna capiamo subito che la nostra permanenza in questo luogo “inospitale” è limitata a 500mt…usciamo subito e riprendiamo il vecchio tracciato della Consolare che ci porterà dopo alcuni tranquilli km di saliscendi a Nocera Umbra.

Questo borgo famoso per le acque minerali che sgorgano nei pressi è veramente molto pittoresco visto dai bei giardini pubblici situati appena più in basso.

Simone spesso cerca di dipanare dubbi smanettando sul suo iphone ben allestito di app che seguono il percorso.

Aggiriamo il bel paesello dal basso sulla destra e ci dirigiamo verso il valico appenninico, ad un primo bivio una bella sorpresa: la strada che vogliamo fare è vietata a moto e bici (!).

Dopo aver consultato qualche notizia su internet capiamo che per 5km l’amministrazione di Nocera ha deciso che l’asfalto è troppo rovinato e, in attesa di rifarlo, ha vietato il traffico su 2 ruote.

 

Salendo, e ignorando gli ulteriori e ripetuti avvisi, ci rendiamo conto di alcune cose:

sarà per il divieto ma non c’è un’anima; la strada non è affatto più rovinata della media delle strade provinciali italiane; ci sono ancora costruzioni in legno rimaste dal terremoto che colpì questa zona nel 1997; la salita è piuttosto dura…..e quindi ci fermiamo un po’ a rifiatare vicino ad un gruppo di case.

Il cielo si è annuvolato e, complice il fatto che stiamo salendo tra le montagne, fa anche un po’ freddo.

Ora forse c’è il tratto più duro che ci porterà al passo del Cornello (818 slm) dove entreremo nella provincia di Macerata.

Si sale lenti e in solitaria e al passo ci fermiamo per riposarci un po’, bere, fare qualche foto.

 

Da qui, pensiamo, sarà tutta discesa.

In effetti i km successivi sono fantastici, con le nostre bici da viaggio cariche, raggiungiamo i 56 km/h in una sensazione di apparente sicurezza.

Finita la parte più ripida ci rilassiamo, teniamo facilmente i 30 km/h e ci godiamo un panorama molto bello (la valle del Potenza) e in sostanziale isolamento dal mondo raggiungiamo un piccolo agglomerato (Spindoli) comprendente il bar “La Ginestra”, dove, sono le 14,30 circa, ci scoliamo una Moretti in compagnia di panini formaggio e ciauscolo, crostatine all’amarena Fabbri e snack dai nomi a noi sconosciuti.
Il padrone è un signore sulla sessantina simpatico e forse troppo loquace, per non essere da meno gli accenniamo del nostro progetto transappenninico…

Dopo un caffè ci rimettiamo in sella e continuiamo lungo questo infinito falso piano in discesa , ora la strada si fa un po’ più grande, attraversiamo paeselli e vari e le macchine cominciano ad esserci ma mai ad infastidirci sul serio.

Verso le 16 usciamo dalla strada di fondo valle direzione S.Severino e ci fermiamo subito ad una bella chiesetta romanica ai piedi del paese che ci colpisce per la sua posizione.

Poca altra strada ed entriamo in paese, stradine che ci portano facilmente alla stupenda “piazza del Popolo”. Qui scendiamo, abbiamo fatto circa 80km dalla mattina e spingendo la bici ci godiamo l’atmosfera e una spremuta di agrumi.

Siamo ora nella parte medievale del paese ma la parte più attraente è arroccata lassù e….prima di andare all’ agriturismo che abbiamo prenotato (Locanda dei Comacini) proviamo a salire.

La strada è tanto breve, neanche un km, quanto ripida ma alla fine siamo su, il vecchio Duomo la Torre e il monastero ora museo, ..ne valeva la pena.

Poi uscendo da una delle porte murarie ci rendiamo che la Locanda/agriturismo dove dormiremo è proprio li a pochi passi: meglio così.

Tutti (mamma e figlia) molto gentili, posto molto bello anche se in condizioni “invernali” ossia un po’ dimesso.

Stanza buona, cibo eccellente in tutti i sensi, siamo cotti e dormiamo presto come ghiri, domani è prevista pioggia.

 

Lunedì, cielo nuovoloso e pioggia debole intermittente.

Dopo un ottima colazione e poco prima delle 10 partiamo uscendo in ripida discesa dal paese riprendiamo la Septempedana direzione “mare”, in effetti non ci vorrebbe molto ad arrivare al mare ma qui c’è un po’ di traffico e poi vogliamo uscire dai tracciati principali, quindi, dopo poco prendiamo una stradina sulla destra che ci porta con lunghi e pittoreschi sali e scendi a Macerata dove girettiamo fino alla piazza del Duomo antico, anche questa molto bella.

Imbroccando un numero dispari di sensi vietati arriviamo ad una piazza adiacente alle mure e al celeberrimo “Sferisterio”, qui prendiamo un caffè …da non ripetere.

Lasciamo il capoluogo con una delle discese che ti fanno essere felici, poi, manco a dirlo, saliscendi e ancora una mostruosa picchiata fino alla provinciale di fondovalle (SP 77 Regina) che arriva a Porto Recanati.

 

Su indicazione di gente locale la abbandoniamo presto per aggirare Loreto ed arrivare al mare un po’ più a nord.

La scelta si rivela apocalittica: dopo pochi km in cui decidiamo di non prendere la “ciclabile della valle del Potenza” perché di manutenzione incerta, affrontiamo 3 muri di poche centinaia di metri ma con pendenze inumane, lisciando di fatto l’aggiramento del luogo della celebre Madonna.

Spossati arriviamo su a Loreto e solo un’altra discesa nella quale lambiamo i 50 km/h ci permette di rifiatare e di raggiungere un’altra piccola ciclabile che arriva sulla costa poco a sud di Numana.

Qui, veramente stanchi, ci fermiamo nel primo ristorante utile sul mare dove, mancano pochi minuti alle 15.

Stanchi e affamati divoriamo un paio di tagliatelle allo scoglio, una frittura di paranaza abbondante , gelato/dolce e caffè, e …….acqua gassata.

Controlliamo l’ora: tra 2 ore e 25 minuti parte il nostro treno di ritorno da Ancona per Roma, il tempo è grigio e freddino, noi dobbiamo ancora arrivare a Sirolo e attaccare la SP1 che attraversa integralmente il promontorio del Monte Conero per scendere ad Ancona, in tutto poco meno di 30 km.

Non abbiamo nessuna idea di quanto sia dura, dai grafici di bikemap non sembra proprio una passeggiata e non abbiamo molto tempo ma l’unico modo è provarci, già così arriveremo a casa non prima delle 22,30.

La stanchezza si fa sentire ma per fortuna e grazie alla “26” davanti saliamo con un ritmo compatibile con la partenza del treno.

Il paesaggio è molto bello, atratti si vede il mare,verso metà ci rendiamo conto che è il caso di accendere le luci.

 

Ancora poco, una discesa su fondo allucinante ci porta nei pressi della stazione dove arriviamo 15 minuti prima della partenza del treno. Due pezzi di pizza, acqua gassatissima e più o meno sveniamo in treno (dove tra l’altro manca il vagone bici !).

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